Se lo dice il New York Times

Ecco il testo della prima newsletter di Piano P. Per iscriverti, clicca qui o compila il form in fondo.

Non sappiamo se si tratti di provincialismo o di un raro rigurgito di realismo dei giornalisti italiani, ma al New York Times viene riconosciuto un primato di credibilità e attendibilità: se lo dicono loro, è vero. Di conseguenza se il NYT comincia a occuparsi di podcast, vuol dire che l’audio on demand sta uscendo dalla nicchia per assumere dimensioni popolari. O, quanto meno, per diventare un fenomeno culturale.

La classifica dei migliori podcast del 2016

Nel dorso Arts&Leisure di domenica 6 dicembre, con il meglio del 2016, dopo il teatro, i film e i dischi, sotto la voce Cultura compaiono per la prima volta  “Nuovi Show che Meritano un Ascolto”. Fiction, comedy, ricostruzioni giornalistiche, storie personali che, al di là di ciò che raccontano, creano un rapporto intimo con chi ascolta.

Podcasts are personal. Unlike the wide public broadcast of radio, a podcast begins whenever you touch “play,” then courses through your headphones and directly into your ears. Listening to a great podcast can feel like falling into conversation with a new best friend or eavesdropping on an infatuating crush. A bad one is like sitting next to the wrong stranger on the subway.

Questa definizione rappresenta esattamente ciò che vorremmo fare noi di Piano P: creare un rapporto personale con chi ascolta i nostri show, essere dei buoni compagni di viaggio.
Per poterlo fare, abbiamo bisogno di:

  1. avere storie interessanti da raccontare,
  2. trovare la maniera giusto per farlo.

Di storie interessanti è pieno il mondo, basta saperle scegliere e valorizzare, restituendo il piacere di ascoltare che questi tempi troppo veloci hanno fatto perdere. Quanto alla maniera, l’unica che conosciamo da oltre trent’anni è quella giornalistica: seria, imparziale, approfondita. Credibile e attendibile, appunto.

Due settimane prima che fosse pubblicata la classifica dei migliori podcast del 2016, il public editor del New York Times, Liz Spayd, ha spiegato perché The Gray Lady ha deciso – con i suoi modi (“a five-person team — modest on Timesean scales —“) e i suoi tempi (uno show di politica e vari altri che hanno già raggiunto ottimi numeri) – di Tuffarsi nella Piscina dei Podcast. E soprattutto si è chiesta:

Does it make sense for The Times to be directing its talent and money toward podcasts when newsroom cuts are imminent and every position is precious?

La risposta sta nel fatto che gli ascoltatori dei podcast sono i più giovani di sempre di qualsiasi iniziativa recente della testata, dunque potrebbero essere i lettori del futuro. Magari non porteranno subito denaro né nuovi abbonamenti, “ma a volte le ragioni del giornalismo sono sufficienti”, scrive Spayd, per motivare un ulteriore investimento. Se lo dice il New York Times, allora può essere vero.


Abbiamo pensato che non fosse necessario cominciare con i soliti convenevoli. Meglio entrare subito nel vivo del nostro progetto, parlando del core business di Piano P. Non è una promessa di facciata né un impegno generico, per noi è qualcosa di inevitabile: non si può raccontare una storia senza un approccio giornalistico, indipendente e accurato.
Abbiamo già iniziato a farlo, raccontando l’America con Da Costa a Costa, una delle più interessanti novità editoriali degli ultimi anni in Italia, che è valsa a Francesco Costa, vice direttore de ilPost.it, il Premio Spotorno 2016 per il Giornalismo. E continueremo occupandoci di tecnologia, di startup, di libri. In generale, raccontando belle storie da ascoltare.

Questa newsletter sarà uno degli strumenti attraverso cui potrai essere costantemente informato di tutto ciò che accade, si pensa, si progetta dentro Piano P. Se ti è piaciuta, fallo sapere ad altri e di’ loro di iscriversi per riceverla o di passare ogni tanto dalle parti di pianop.it.

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