DA COSTA A COSTA
Il Texas è uno stato mentale

Nell’undicesima puntata di Da Costa a Costa, la prima parte dedicata al viaggio di Francesco Costa in Texas, uno Stato in continua e tumultuosa evoluzione, che rappresenta l’identità americana in purezza e può aiutare a capire come sono oggi i cittadini di Trump e, soprattutto, come saranno quelli del futuro. Puoi ascoltare la puntata su Apple Podcast (dove puoi iscriverti e scrivere una tua recensione) o dal visore di Spreaker qui sotto, oppure ancora attraverso le app più diffuse per iOS e Android.

Sono stato in Texas, ci ho passato nove giorni, ho guidato per quasi 3.000 chilometri, ho visto le grandi città e i paesini da quattro case quattro, ho attraversato il deserto e ho percorso tutto il confine fino a mettere piede in Messico; ho parlato con giornalisti, attivisti, politici e tante persone comuni; ho visto tutte le cose che noi europei associamo istintivamente al Texas – i ranch, i cowboy, i pozzi di petrolio – ma ne ho viste anche tantissime altre, sorprendenti, diverse e importanti. Perché il Texas sta cambiando moltissimo, è meno conservatore di un tempo ed è il centro di gravità della politica statunitense. E perché ha un’identità così forte e precisa che, osservandola da vicino, permette di capire qualcosa su chi sono gli americani, e soprattutto su chi saranno.
Questa puntata è stata realizzata con il contributo di Barracuda Shoes (www.fabiboutique.com).

Ecco le traduzioni in italiano delle interviste in lingua originale contenute nella puntata.

Mike Wilson: «L’economia texana e il petrolio»

«Il petrolio è ovviamente ancora molto importante per l’economia del Texas, ma meno di quanto fosse dieci o venti anni fa. Così la percentuale del prodotto interno lordo del Texas che deriva dal petrolio è costantemente in calo mentre tutto il Texas sta crescendo. Quindi siamo diventati sempre più grandi e più forti economicamente malgrado non ci sia stata una crescita corrispondente dell’attività petrolifera. C’è una tendenza positiva verso la diversificazione dell’economia, ma una crisi nel settore petrolifero, come quello che abbiamo registrato negli ultimi due anni, ha ancora un effetto importante sul nostro sistema».

Wilson: «Chi sono oggi i texani»

«Non esprimo una preferenza politica quando dico che, se osservi i cambiamenti demografici in Texas, la risposta alla domanda “chi è un texano” cambia sempre più velocemente. Oggi è un texano una persona proveniente da un altro Stato che si è trasferito qui per un’opportunità economica o una persona proveniente da un altro paese per la stessa ragione. Tutti questi uomini e queste donne stanno introducendo punti di vista politici diversi, spesso più a sinistra o più liberali rispetto a quelli che la popolazione di base del Texas ha generalmente avuto».

Naomi Martin: «Le divisioni tra città e campagna»

«Il Texas è effettivamente diviso tra una popolazione urbana e una rurale. Le zone rurali sono fondamentalmente super-conservative e super repubblicane, così tanto da essere grandi sostenitrici di Trump e di una mano pesante sull’immigrazione. Nelle città interne – specialmente Dallas, Houston, Austin, San Antonio, El Paso – sono invece molto liberali: quasi tutti i democratici in carica nei nostri governi locali sono molto liberali. Esiste quindi un grande divario tra la parte urbana e quella rurale e guardando in prospettiva credo che aumenterà ulteriormente. Entrambe le parti saranno sempre più radicate, perché il clima politico sta diventando molto divisivo. Quindi, quando l’intero apparato legislativo centrale è controllato dai Repubblicani, le città vogliono sfidarlo. Ed è quello che stiamo vedendo adesso con l’immigrazione».

Wilson: «L’endorsement per Hillary ci ha fatto perdere lettori»

«Abbiamo perso alcuni lettori a causa del nostro sostegno a Hillary Clinton. Ma penso che alcuni di quei lettori abbiano iniziato lentamente a ritornare. Con l’elezione del Presidente Trump la situazione per noi in Texas è un po ‘diversa da quella, per esempio, del New York Times o della Washington Post che si rivolgono in gran parte a un pubblico urbano. Il nostro è un giornale regionale e abbiamo molti lettori molto conservatori, ma una buona parte, anche se minoritaria, di lettori liberali. Così il risultato finale, per noi, è stato probabilmente il fatto che Trump sia diventato presidente. Ma la cosa che ho notato di più è quanto i nostri lettori siano divisi su qualsiasi notizia che venga fuori ogni giorno».

Wilson: «La legge e il business degli immigrati»

«Le opinioni della gente sull’immigrazione qui sono influenzate da due cose. Da un lato, da una sorta di conservatorismo politico, in tutto lo Stato, di chi crede nell’applicazione della legge ed è preoccupato dall’arrivo di persone senza documenti. Dall’altro c’è un business molto forte che si basa sulla necessità di lavoratori immigrati qualificati. Guarda quante gru si vedono sullo skyline di Dallas: si sta costruendo moltissimo. Molta gente sta aprendo ristoranti, avvia imprese e per questo ha bisogno di forza lavoro. Ecco perché gli imprenditori hanno capito che semplicemente costruire un muro e chiuderci fuori dal resto del Paese potrebbe essere dannoso da un punto di vista economico».

Melissa Lopez: «Il Texas diventerà uno Stato blu»

«Credo che il Texas sarà di nuovo uno Stato blu, uno Stato democratico. Alla fine I democratici torneranno a essere il partito principale. L’ultimo governatore democratico è stato, se non sbaglio, Ann Richards ed era forse 20 anni fa. È passato un po’ di tempo, ma penso che diventeremo di nuovo blu: se non nella prossima elezione, in quella immediatamente successiva. Penso proprio che torneremo a essere blu. La popolazione è in gran parte ispanica e l’unica cosa che ha fatto questa elezione è avere spinto molte persone residenti in questo Stato a cambiare idea. Non è più così raro: conosco un buon numero di persone che, pur essendo state per più di 30 anni legittime residenti permanenti, non hanno mai chiesto la naturalizzazione perché non la consideravano un buon affare. Il risultato di queste elezioni sta spingendo in molti a chiedere la naturalizzazione in modo da poter votare».

Wilson: «L’orgoglio di essere texani»

«Credo che la cosa principale e più importante sia l’orgoglio di essere texani. È ciò che forse unisce le persone più di ogni altra cosa. Ho lavorato per molti anni in Florida come giornalista e per molta della gente che conoscevo lì la Florida era bella, sì, ma era solo un bel posto dove stare, ma era il luogo in cui gli capitava di trovarsi in quel momento. Le persone che sono in Texas amano essere in Texas e amano essere del Texas. E pensano che questo orgoglio di essere texani sia importante. Forse sai che la storia del Texas viene insegnata nelle scuole pubbliche in un modo così ampio e approfondito come non accade in altre parti degli Stati Uniti. Parlo in generale, ma direi che, sì, questo orgoglio texanp è molto profondo e attraversa gli schieramenti politici».

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