DA COSTA A COSTA
Il filo che unisce i neonazisti e Donald Trump

Non è una novità che si parli di estrema destra in America. La storia degli Stati Uniti, soprattutto nel Novecento, si è intrecciata più di una volta alle azioni di gruppi e movimenti razzisti, antisemiti e neonazisti, che con una certa regolarità passano dall’essere marginali a scoprirsi improvvisamente protagonisti di grandi agitazioni e fatti che cambiano l’America. È un ciclo: è già successo e succederà ancora, a prescindere da Charlottesville. Ma Charlottesville è stata un punto di svolta.
Questo è l’argomento della 16a puntata della stagione di Da Costa a Costa, il viaggio che Francesco Costa sta compiendo da più di un anno nell’America che ha eletto Donald Trump come suo presidente. Puoi ascoltare la puntata su Apple Podcast (dove puoi iscriverti e lasciare la tua recensione) oppure cliccando sul visore di Spreaker qui sotto, oppure ancora attraverso le app più diffuse per iOS e Android.

Anche questa puntata è stata realizzata con il contributo di Barracuda Shoes.

Di seguito, le traduzioni in italiano degli inserti contenuti nella puntata.

Una clip dal film Gettysburg (1993), regia di Ron Maxwell

Timeless (NBC) re-immagina l’assassinio di Abramo Lincoln

Dibattito alle Primarie Repubblicane

Intervistatrice: «Le sue opinioni sul divieto per i musulmani di entrare nel Paese ha creato una tempesta di fuoco. Secondo Facebook è stato il momento della sua intera campagna (elettorale) di cui si è parlato di più, con più di 10 milioni di persone che sono intervenute sull’argomento. C’è qualcosa che lei ha ascoltato che la inducono a ripensare a questa posizione?»
Trump: «No! (risate del pubblico) Vede, dobbiamo smetterla con il politicamente corretto. Dobbiamo impegnarci per creare un Paese che non abbia gli stessi problemi che abbiamo avuto in passato con la gente che faceva volare gli aerei dentro il World Trade Center, con le sparatorie in California, con tutti i problemi in tutto il mondo. Sono appena stato in Indonesia… Bombe bombe bombe. Dobbiamo scoprire cosa sta succedendo».

Trump incita alla violenza

«Sapete cosa non sopporto? Non ci è più permesso di restituire un pugno. Adoro i vecchi tempi, sapete?, quello che usavano fare a gente come quella. Quando stavano in un posto simile sarebbero stati portati via su una barella. E funzionava, sapete? E non siamo autorizzati, sapete?, le guardie erano molto gentili con lui: passeggiava sorridendo, dando high five, ridendo, sorridendo… Dategli un pugno in faccia, fidatevi».

President Trump: Don’t be too nice (CNN, 28/7/2017)

«E quando vedo questi teppisti buttati nel retro di un furgone della polizia spinti dentro in maniera un po’ ruvida, vi dico: “Non siate troppo buoni”. O quanto fate salire qualcuno in macchina e gli proteggete la testa appoggiandogli sopra la mano, non dovete colpirli in testa e quelli hanno appena ucciso qualcuno, vi dico: “Togliete pure la mano, okay?”».

The Daily: A conversation with a former white nationalist (22/8/2017)

«Nel senso più ampio, penso che quello di martedì sia stato il momento più importante nella storia del moderno movimento nazionalista bianco. È impossibile prevedere cosa accadrà in futuro, forse niente, ma se eri indeciso se farti coinvolgere o meno in questo modo di pensare, l’okay del presidente è la cosa più grande che sia mai accaduta. Non voglio creare allarmismi e dire che questo è un movimento che si diffonderà in tutto il mondo. Ma ora è incerto più che in qualsiasi altro momento della mia vita se questa cosa, che sia un movimento o un’ideologia pericolosa, possa crescere, perché non sembra sia chiaro come lo era una volta che dobbiamo tenerla nascosta, non possiamo lasciare che questo sia chi siamo».

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