DA COSTA A COSTA
L’inchiesta sulla Russia punta al bersaglio grosso

C’è una storia che forse abbiamo un po’ accantonato nelle ultime settimane, perché si muove sottotraccia. A volte, capita che non se ne senta parlare per un po’, ma questo non vuol dire che sia tutto fermo, anzi. L’inchiesta sulle interferenze della Russia e sui rapporti tra gli uomini di Putin e il comitato Trump si sta muovendo con rapidità; gli investigatori stanno cercando (e in qualche caso anche trovando) riscontri in modo molto aggressivo, provando a convincere alcuni grandi alleati di Trump a raccontare quello che sanno, e puntando anche sul ruolo di un altro gigante: Facebook.

Questo è l’argomento della 17a puntata della stagione di Da Costa a Costa, il viaggio che Francesco Costa sta compiendo da più di un anno nell’America che ha eletto Donald Trump come suo presidente. Puoi ascoltare la puntata su Apple Podcast (dove puoi iscriverti e lasciare la tua recensione) oppure cliccando sul visore di Spreaker qui sotto, oppure ancora attraverso le app più diffuse per iOS e Android.

Anche questa puntata è stata realizzata con il contributo di Barracuda Shoes.

Di seguito, le traduzioni in italiano degli inserti contenuti nella puntata.

CNN: See how Russian hackers breached system (16/12/2016)

Giornalista: Questa sera Mosca afferma che le accuse di hacking contro la Russia sono infondate. Il portavoce di Putin sfida l’America a dimostrarle, ma funzionari americani hanno riferito alla CNN che gli attacchi di pirateria informatica dei russi continuano giorno e notte. Tentativi di phishing contro account privati di e-mail associati al comitato elettorale di Hillary Clinton si sono verificati non più tardi del 6 dicembre.

CNN: Trump says he considered ‘this Russia thing’ before firing FBI Director Comey (12/5/2017)

Donald Trump: Quando l’ho fatto, ho detto che probabilmente avrei confuso la gente. Quando ho deciso di farlo, mi sono detto: “Questa storia è inventata, è una scusa che hanno tirato fuori i Democratici per aver perso le elezioni che invece avrebbero dovuto vincere”.

CBS 60′ Overtime: Bannon on Trump’s biggest mistake (10/9/2017)

Charlie Rose: Qualcuno mi ha detto che lei ha descritto il licenziamento di James Comey come il più grande errore della storia della politica – e lei ha studiato storia…
Steve Bannon: Mah, forse sembra un po’ troppo anche a me, ma forse è meglio parlare di storia politica moderna.
Charlie Rose: Quindi, il licenziamento di James Comey è stato il più grande errore politico della storia moderna.
Steve Bannon: Se vuole attribuire a me questa definizione, direi di sì, che è giusta.

CNN: US government wiretapped former Trump campaign chairman (19/9/2017)

Conduttrice: Gli investigatori hanno metto sotto controllo l’ex capo del comitato elettorale di Trump, Paul Manafort, secondo un’ordinanza segreta del tribunale, sia prima sia dopo le elezioni del 2016. E quella forma di sorveglianza è continuata durante quest’anno, compreso un periodo nel quale Manafort non stava più lavorando per il comitato di Trump ma è noto che continuasse ad avere colloqui con il presidente.

CNN: Manafort offered to brief Russian billionaire on election (21/9/2017)

Conduttrice: Questo, ovviamente, ha una straordinaria rilevanza. Stiamo parlando della notizia secondo cui Paul Manafort, il chairman del comitato elettorale di Trump, appena prima che Trump ricevesse l’incarico formale è stato in contatto con uno degli uomini più importanti e più ricchi della Russia, e uno dei più vicini a Vladimir Putin: Oleg Deripaska. E a sua volta è vicino a Putin.

Bloomberg: Mueller Probe Has ‘Red-Hot’ Focus on Social Media, Officials Say (13/9/2017)

Conduttore: Si tratta di un’inchiesta vasta e ad ampio raggio e qui c’è un cambiamento di prospettiva se non un nuovo obiettivo.
Inviato: Esatto, David. Ci sono molti tentacoli in questa storia, ma questo sta diventando davvero centrale nell’indagine federale. E come dicevamo già ieri, è qualcosa a cui gli inquirenti del Congresso stanno guardando molto più da vicino: come il social media è stato manipolato? In che modo: attraverso pubblicità, post o altri mezzi, per cercare di influenzare il punto di vista della gente durante la campagna elettorale per le Presidenziali. Ed è interessante notare che gli investigatori hanno sottolineato che quel genere di attività è solo aumentato dallo scorso anno.

Mark Zuckerberg (21/9/2017)

Mentre ero in congedo di paternità, ho trascorso molto tempo con i nostri team sulla questione dell’interferenza russa nelle elezioni americane e ho preso alcune decisioni sui prossimi passi che abbiamo intenzione di prendere, ed è ciò che vorrei condividere con voi. Prima di tutto lasciatemi dire che ho molto a cuore il processo democratico e la necessità di proteggerne l’integrità. La missione di Facebook è quella di dare voce alla gente e di far sentire le persone più vicine tra loro. Quelli sono i valori della democrazia e ne siamo orgogliosi: non voglio che nessuno usi i nostri strumenti per sconvolgere la democrazia.

Vogel (New York Times) alla CNN: Cobb overheard talking about colleagues, Russia probe at DC steakhouse (20/9/2017)

Ero seduto da solo a quel tavolo e prendevo appunti sul mio iPhone. Quelli continuavano a discutere degli argomenti più delicati di questa vicenda molto sensibile in un modo che si poteva facilmente ascoltare e che consentiva di avere accesso ad alcune informazioni interessanti su quello che sospettavamo fosse già in discussione con il team di avvocati, e cioè in che misura affermare il privilegio e potenzialmente negare al procuratore speciale Robert Mueller la possibilità di consultare documenti importanti. In qualche modo, noi giornalisti supponevamo che i legali stessero discutendo di queste cose, ma ascoltarlo dalla loro viva voce ha dato una conferma definitiva.

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