Lo Stato dell’Unione

Dopo l’America di Da Costa a Costa e la Cina di Risciò, abbiamo raccontato l’Europa. Era questa l’intenzione di Fabio Cassanelli e Andrea Sorbello, autori e conduttori de Lo Stato dell’Unione, una nuova produzione di Piano P. In otto puntate quindicinali, dal 13 gennaio al 5 maggio 2018, abbiamo spiegato chi comanda, quali sono le istituzioni e gli uomini chiave in Europa. Molti i grandi temi approfonditi su una Unione a cui sentiamo di appartenere con un po’ di fatica: dalla Brexit alla moneta comune, dal commercio alla crisi dei migranti fino alla possibile guerra dei dazi con Trump. Il 22 dicembre 2018 il podcast è tornato per la seconda stagione in un percorso di avvicinamento alle elezioni europee del 26 maggio 2019.

Puoi ascoltare Lo Stato dell’Unione cliccando sul visore qui sotto oppure su iTunes (dove puoi esprimere la tua valutazione: ricevere qualche stella ci fa solo piacere), su Spreaker e sulle principali app per i podcast.

Il logo è di Ghigo Gabellieri.

Sono passate alcune settimane dalle elezioni europee e una cosa è certa: l’onda sovranista, che tanti media paventavano, non c’è stata. L’Europa sarà, quindi, la stessa di sempre? Non proprio. L’affluenza alle urne è aumentata per la prima volta dal 1979, Popolari e Socialisti hanno perso numerosi seggi, Verdi e Liberali – cresciuti di molto – saranno l’ago della bilancio nel prossimo parlamento europeo. Oltre a raccontarvi come è andato il voto, questa puntata esce pochi giorni prima del Consiglio Europeo del 20 e 21 giugno, durante il quale i leader europei dovranno confrontarsi per scegliere chi avrà gli incarichi più importanti a Bruxelles (Presidente della Commissione, Alto Rappresentante e Presidente del Consiglio Europeo) e Francoforte (Presidente della BCE). Ci poniamo quindi la domanda da cui, forse ricorderete, eravamo partiti: chi comanderà in Europa?

Sono passati cinque anni dalle elezioni europee che portarono alla nomina di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione Europea. In questa puntata proviamo a fare un bilancio del suo mandato, ormai in chiusura, individuando le sfide più grandi e i risultati migliori che questo politico lussemburghese di lungo corso è riuscito a ottenere.
Come tutti i bilanci politici, ne verrà fuori un quadro variegato: alcune cose hanno funzionato, altre meno; molte saranno l’eredità con cui il nuovo Presidente e la nuova Commissione che emergeranno dalle elezioni del 26 maggio 2019 dovranno fare i conti nei prossimi mesi e nei prossimi cinque anni. E raccontiamo appunto le ultime battute della campagna elettorale in quel gruppo di Stati dell’Europa centrale e orientale di cui finora ci siamo sempre occupati di riflesso. Un gruppo abbastanza unito e anche euroscettico, i cui leader, dall’ungherese Orban al polacco Duda, hanno acquisito un’influenza sempre maggiore sulla politica europea: sarà così anche dopo il voto?

A questo link potete sostenere il progetto di questo podcast con le vostre donazioni: https://www.rivistaeuropae.eu/osare-europa/

Dal mese di gennaio a oggi, il parlamento britannico non solo ha bocciato per tre volte la proposta di accordo tra il Regno Unito e l’Unione Europea (il cosiddetto Withdrawal Agreement) ma i deputati non sono nemmeno riusciti a convergere su un piano alternativo di Brexit. Questo perché, molto probabilmente, ognuno dei 650 deputati inglesi ha un’idea differente di Brexit ideale: per essere precisi, molti deputati non vorrebbero proprio lasciarla, l’Unione Europea.
In questa puntata vi raccontiamo perché non c’è stata la Brexit il 29 marzo, cercando di guidarvi nel caos di un sistema politico britannico ormai alla paralisi.  Parliamo inoltre della Nuova Via della Seta cinese e degli sviluppi dei casi Selmayr e Orbán.

Francia e Germania insieme rappresentano quasi il 30% della popolazione dell’Unione Europea e circa un terzo del suo PIL. Oltre a essere estremamente influenti nella politica europea, i due Paesi sembrano recentemente i più motivati a proseguire nel cammino dell’integrazione.  In questa puntata vi raccontiamo la campagna elettorale nei due Paesi: dai gilet gialli alla nuova leader della CDU (Annegret Kramp-Karrenbauer), dal Trattato di Aquisgrana al progetto franco-tedesco per la creazione di colossi industriali europei, una proposta nata dalla bocciatura della Commissaria Europea Vestager alla fusione di Alstom e Siemens (due giganti del settore ferroviario) che avrebbe portato alla nascita di una vera e propria “locomotiva tedesca”. Infine, vi racconteremo dello scontro PPE-Orbán, che potrebbe portare all’espulsione degli ungheresi di Fidesz dai Popolari.

In questo secondo episodio, attraversiamo l’Europa per raccontarvi l’inizio della campagna elettorale per le Europee 2019. Partiamo da Lisbona, dove il Congresso del PSE ha nominato Frans Timmermans come suo candidato di punta. Facciamo poi un salto a Helsinki, al Congresso del PPE, dove il tedesco Manfred Weber ha raccontato delle sue origini in un piccolo paesino bavarese e ha presentato le sue posizioni dure contro l’immigrazione, prima di venire scelto come Spitzenkandidat del partito. Tocchiamo Aquisgrana, città tedesca di frontiera, in cui Francia e Germania hanno firmato un nuovo Trattato molto importante, e torniamo inevitabilmente a Roma, dove i partiti italiani cominciano a scambiarsi i primi colpi in vista del voto del 26 maggio. Ultima, inevitabile tappa: Londra (per le ultime sulla Brexit).

C’è una cosa che accomuna la resa del governo italiano nello scontro con Bruxelles sulla manovra, il dietrofront della Polonia sulla riforma della Corte Suprema, il voto del Parlamento Europeo contro Orbán e un accordo sulla Brexit più vantaggioso per la UE che per il Regno Unito: l’unità europea, che, nonostante tutto, sta reggendo.
Se l’Europa resiste, c’è da dire però che i suoi avversari non stanno proprio dando proprio il meglio di loro stessi. Sovranisti e nazionalisti infatti, sembrano non essere in grado di stringere alleanze strategiche e fare fronte comune contro l’Europa. Ma quanto durerà? Lo scopriremo in questo viaggio che inizia con questa prima puntata della seconda stagione de Lo Stato dell’Unione. Destinazione: le elezioni europee di maggio 2019.


Fra poco più di un anno i cittadini dell’Unione Europea (tranne gli inglesi) andranno alle urne per eleggere gli eurodeputati che siederanno nel Parlamento Europeo per i successivi 5 anni. Non solo. Grazie al meccanismo degli Spitzenkandidaten, votando per un partito si esprimerà automaticamente la propria preferenza per un candidato alla presidenza della Commissione Europea. In questa puntata raccontiamo come si vota alle europee, chi sono i principali candidati alla presidenza, come verranno scelti dai rispettivi partiti e soprattutto di cosa dovranno occuparsi il prossimo Parlamento e la prossima Commissione. Insomma, per andare dritti al punto, proveremo a rispondere alla domanda: “chi comanderà in Europa?”
Questa è l’ultima puntata della prima stagione de Lo Stato dell’Unione. Un enorme grazie a voi che ci avete ascoltato, sostenuto e incoraggiato. Un ringraziamento speciale a Carlo Annese e a Piano P: senza di loro questo podcast non sarebbe mai esistito. Infine, un ringraziamento va al Centro Einstein di Studi Internazionali (CESI – http://www.centroeinstein.it) per aver sponsorizzato questa prima stagione e aver creduto nel progetto fin dal primo giorno.
Potete sostenere le attività dell’associazione Osare Europa, tra cui la realizzazione della seconda stagione de “Lo Stato dell’Unione” donando una cifra (anche simbolica) cliccando su questo link.


Nel 2017 la Commissione Europea ha multato Google per quasi tre miliardi di euro. Un anno prima, aveva ordinato all’Irlanda di recuperare 16 miliardi di euro in tasse da Apple. In questa puntata vi raccontiamo chi c’è dietro queste e altre operazioni contro i giganti del digitale: Margrethe Vestager, la donna più potente di Bruxelles, e ci chiediamo quale sia, oggi, il ruolo e il potere delle donne in Europa. Con un approfondimento sulla privacy e il GDPR, il nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali in vigore dal 25 maggio 2018.

Alla fine di febbraio del 2018, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’introduzione di dazi al 25% sulle importazioni di acciaio e al 10% sulle importazioni di alluminio. Tra gli obiettivi delle nuove tariffe ci sarebbe dovuta essere anche l’Unione Europea, che per rappresaglia ha minacciato di introdurre a sua volta dazi su una selezione di prodotti americani. Ma a seguito di questa dura reazione, Trump ha rimandato l’applicazione delle tariffe al 1° maggio.
Come si è arrivati a questo punto? Perché Stati Uniti ed Europa, che solo pochi anni fa stavano per firmare un trattato di libero scambio (TTIP), sono alle soglie di una potenziale guerra commerciale? E in generale, come funzionano le politiche commerciali dell’Unione Europea? Ne parliamo, in questa puntata un po’ speciale, anche con Francesco Costa, autore del popolare podcast Da Costa a Costa e vicedirettore del Post.it.

Continuano ad arrivare a centinaia sulle coste italiane e greche oppure lungo la rotta balcanica. Poi sfidano a piedi la neve per puntare a Nord. Sono in fuga dalla guerra civile in Siria o dalla povertà in Africa, in cerca di condizioni migliori. Secondo gli ultimi dati, i migranti che premono alle porte dell’Europa sono almeno il 30% in meno che nei mesi della grande crisi, ma continuano comunque a mettere a dura prova la tenuta dell’Unione. In questa puntata, raccontiamo cos’è accaduto negli ultimi anni e soprattutto spieghiamo quali sono le prospettive reali di queste ondate migratorie. Nella maggior parte dei casi, infatti, i Paesi europei agiscono da soli, con politiche che si rivelano spesso fallimentari, frenando o bloccando le proposte di riforma per una gestione comune delle politiche migratorie, come l’intesa sui ricollocamenti e il Trattato di Dublino. E intanto l’Ungheria alza un nuovo muro al confine con la Serbia, le ONG vengono messe sotto accusa e alcuni accordi molto discussi con Turchia e Libia tengono i migranti alle porte d’Europa, dove stanno nascendo dei veri e propri mercati di schiavi.


Il 17 agosto del 2017, sulle Ramblas di Barcellona sono state uccise 15 persone dai camion dell’Isis, dopo che nei mesi precedenti altre 62 erano morte in Gran Bretagna, Svezia e Francia, in attentati rivendicati dallo Stato Islamico. Non succedeva dagli Anni 80 che l’Europa subisse attacchi terroristici a ritmo così elevato. Che cosa sta facendo l’Unione europea per rispondere a eventuali nuove minacce? Quanto e come sono protetti i suoi confini esterni? Ci si deve preoccupare della pressione sempre più forte della Russia a Nord? In questa puntata – tra intelligence dimezzate e cantieri di difesa comune finalmente avviati – cerchiamo di capire quanto siamo davvero al sicuro.
Questa puntata è stata realizzata con il contributo del Centro Einstein di di Studi Internazionali. Scopri di più sul sito e sulla pagina facebook Centro Einstein di Studi Internazionali.

Dalla nascita dell’Euro a oggi, Mario Draghi è stato il presidente più popolare e allo stesso tempo dibattuto che la Banca Centrale Europea (BCE) abbia avuto. Tra bassi tassi di interesse, Quantitative Easing, un’attenzione particolare per la comunicazione e la famosa frase “Whatever It Takes” (“Faremo qualsiasi cosa per salvare l’Euro, e sarà abbastanza”), vi portiamo a Francoforte per raccontarvi quali effetti hanno avuto le politiche monetarie espansive di Draghi sugli Stati e sui cittadini della Zona Euro e cosa possiamo aspettarci se, alla fine del suo mandato, dovesse subentrare un “falco” alla guida della BCE.
Questa puntata è stata realizzata con il contributo del Centro Einstein di di Studi Internazionali. Scopri di più sul sito e sulla pagina facebook Centro Einstein di Studi Internazionali.

Il 23 giugno 2016 la maggioranza dei cittadini britannici ha votato a favore dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Come si è arrivati a quel referendum e soprattutto a che punto siamo oggi con la Brexit? Come procedono le trattative? Quali garanzie avranno i cittadini europei e come potrebbero essere le future relazioni tra l’Europa e la Gran Bretagna? Lo spieghiamo in questa puntata, partendo da Margaret Tatcher e arrivando a Theresa May.
Questa puntata è stata realizzata con il contributo del Centro Einstein di di Studi Internazionali. Scopri di più sul sito http://www.centroeinstein.it e sulla pagina facebook Centro Einstein di Studi Internazionali.


Non esiste una sola Europa, ma tre diverse. E anche molte di più, tra banche, corti di giustizia e lobby di vario genere. In questa prima puntata de Lo Stato dell’Unione, una nuova produzione di Piano P, Fabio Cassanelli e Andrea Sorbello spiegano cosa sono e come funzionano queste istituzioni differenti. Raccontano chi le dirige, chi sono Jean-Claude Juncker e Federica Mogherini, Antonio Tajani e Donald Tusk – nomi a cui abbiamo ormai fatto l’abitudine ma che continuiamo a considerare come entità astratte.
Una volta che avremo capito chi comanda davvero e com’è distribuito il potere in Europa, nelle sette puntate successive di questo podcast potremo affrontare tutti i grandi temi dell’Unione di cui sentiamo di far parte un po’ a fatica: dalla Brexit all’Euro, dal commercio alle migrazioni. Da sabato 13 gennaio 2018, gli appuntamenti si ripeteranno ogni quindici giorni in quello che è stato lo spazio di Da Costa a Costa.
Questa puntata è stata realizzata con il contributo del Centro Einstein di di Studi Internazionali. Scopri di più sul sito http://www.centroeinstein.it e sulla pagina facebook Centro Einstein di Studi Internazionali.

2 Comments

  1. Ragazzi il podcast é super interessante, ma ê molto difficile da seguire… è denso di contenuti – peraltro di una certa complessità – e voi parlare (sarebbe meglio dire “leggete ad alta voce) ad una velocità eccessiva…. per favore rallentate!! 😉

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