RISCIO’
La Cina in Africa

Davvero, come si sente dire spesso, la Cina si è comprata l’Africa? Per capirne di più, con il nostro Risciò vi portiamo proprio lì, nel continente africano. Andiamo a verificare se certe affermazioni hanno un fondamento, ovvero se la Cina sta migliorando le condizioni di vita di quei Paesi o se invece sta attuando un nuovo modello di colonialismo. Dall’Angola al Mozambico, ci muoveremo tra città e villaggi per toccare con mano cosa significhi questo incontro ravvicinato con la potenza cinese.

È questo l’argomento della quinta puntata di Risciò, il podcast di Giada Messetti e Simone Pieranni che ti porta a spasso per la Cina. Puoi ascoltare questo episodio (e recuperare eventualmente anche i precedenti, se non sei stato tra i tanti che hanno consentito a Risciò di andare anche al primo posto assoluto nella classifica degli ascolti) su Apple Podcasts. Altrimenti puoi scaricarlo attraverso le app più diffuse (Overcast, Pocketcasts, ecc.) oppure cliccando sul visore di Spreaker qui sotto.

Di seguito le traduzioni in italiano degli inserti audio in inglese contenuti in questa puntata.

L’annuncio delle dimissioni di Mugabe (BBC, 21/11/2017)

Speaker del Parlamento dello Zimbabwe: Io, Robert Gabriel Mugabe, nel rispetto della Sezione 96, sub-sezione 1, della Costituzione dello Zimbabwe, con questa dichiarazione rassegno formalmente le mie dimissioni da presidente della Repubblica dello Zimbabwe con effetto immediato.

Xi Jinping visita l’Africa (Al Jazeera, 24/3/2013)

Non è caso che il presidente della Cina Xi Jinping abbia incluso l’Africa nel suo primo viaggio ufficiale all’estero. È una relazione con benefici per entrambe le parti che vale milioni di dollari. Quella cinese è diventata la seconda economia più importante del mondo grazie alle risorse minerali dell’Africa, come petrolio e cobalto. E le imprese cinesi stanno impiegando migliaia di lavoratori in tutto il continente per assicurarsi queste risorse.
Gli interessi cinesi non sono solamente economici. Pechino spende 200 milioni per costruire i nuovi uffici dell’Unione Africana in Etiopia. E la televisione di stato cinese ha creato una sede in Kenya. Notizie che sembrano indicare l’intenzione della Cina di creare un rapporto politico più profondo o, come qualcuno potrebbe sostenere, una maggiore influenza politica su questo continente ricco di risorse.

Quanti sono i cinesi in Angola (da Angola’s Labour Pains, BBC, ottobre 2011)

Elias Isaac: La gente dice che tra il 2009 e il 2010 sono stati fra 40.000 e 60.000. Probabilmente adesso sono anche di più, perché adesso puoi trovare persone cinesi dappertutto.
Giornalista: Elias Isaac, è il direttore di Open Society Initiative, un’organizzazione per i Diritti Umani in Angola.
Elias Isaac: Come sapete, questo Paese ha affrontato oltre trent’anni di guerra civile. La maggior parte delle sue infrastrutture è stato completamente distrutta. Quello che stiamo vedendo è che i cinesi stanno costruendo, o ricostruendo, molte di queste infrastrutture: ne abbiamo bisogno per sviluppare la nostra economia.

La forza di pace cinese compie esercitazioni in Mali (New China Tv, 7/11/2015)

Di recente, la forza di pace cinese ha compiuto un’esercitazione operativa in Mali chiamata Operazione OSS. Una volta ricevuto l’ordine di attaccare, i peacekeepers cinesi avevano tutto pronto per intervenire in un minuto. Diverse armi, comprese mitragliatrici antiaeree, mitragliatrici pesanti e altre ancora sono state utilizzate durante l’esercitazione. Di recente, a causa dei numerosi attacchi terroristici in Maliche hanno causato numerose vittime tra i peacekeepers di altri Paesi, la situazione della sicurezza nella zona controllata dai cinesi rimane sotto attenta osservazione.

La Cina apre una base militare nel Corno d’Africa, Gibuti (SABC, 12/7/2017)

Un nuovo controverso passo delle forze militari cinesi in quella che è definita una pietra miliare. Una flotta di navi cinesi è salpata mercoledì in una missione per creare la prima base militare d’oltremare. La loro destinazione? Il porto di Gibuti, qui nel Corno d’Africa.

L’estrazione del cobalto per i telefonini: come può essere un lavoro per bambini? (Sky News, 28/2/2017)

Cobalto, estratto da mani di bambini in condizioni pericolose e non salubri nella Repubblica Democratica del Congo, filmato da Sky News. Il cobalto è uno dei 40 minerali che finiscono negli smartphone, parte di una fornitura globale complessa e sconcertante: dai fornitori alle fonderie alle linee di assemblaggio delle fabbriche, finché non arriva nelle nostre mani. La pura e vuota modernità della rivoluzione digitale cancella le sue tristi origini.
Tyler Gilliard, esperto di risorse minerali dell’Oecd: Ciò di cui ci sarebbe bisogno, e che le imprese dovrebbero fare, è chiedere ai fornitori di migliorare le condizioni di lavoro nelle miniere, allontanare i bambini dalle miniere, così che le estrazioni possa essere una fonte di crescita e lavoro, invece che di insicurezza e sfruttamento del lavoro minorile.

Sfidando il mito del land grabbing cinese in Africa (The China Africa Project podcast, 6/11/2015)

Deborah Brautigan: Penso che derivi in gran parte da due grandi progetti potenziali, ognuno dei quali da parte di di imprenditori che volevano produrre biocarburanti. Quindi non avevano nulla a che fare… o molto poco a che fare con il governo. Una società era parzialmente di proprietà statale ma gestita in modo molto imprenditoriale: Zhongjin Telecommunications. Il secondo progetto davvero grande è stato quello in Congo, e ha spinto alcuni ad affermare che la Cina possiede metà della terra coltivabile in Congo. Anche questo era un progetto sui biocarburanti di una compagnia cinese e si supponeva che fosse di circa 3 milioni di ettari, ma nemmeno quello è andato avanti.

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