il POSTCAST
I campetti di cemento hanno cambiato il calcio

Roman Riquelme, fortissimo centrocampista argentino dei primi anni Duemila, aveva uno strano modo di giocare. Toccava la palla una volta, faceva la giocata decisiva, e poi smetteva di correre per il resto della partita, come se non avesse più voglia. Faceva così – racconta Paolo Condò – perché aveva imparato a giocare sui campetti di San Fernando, dove se si voleva vincere di più e portare a casa qualche soldo bisognava restare dal mattino fino alla sera. E quindi: una giocata decisiva, e poi risparmiare le energie.
Oggi i campetti che contano di più non sono in Argentina e in Brasile, ma nelle periferie delle grandi città europee, Parigi prima di tutte. Da lì arrivano alcuni dei calciatori più forti che vedremo ai prossimi Mondiali, cresciuti giocando su campi di cemento, insieme a ragazzi più grandi e grossi, con regole da strada. E che siano cresciuti così, si vede.

E poi, in questa puntata, si discute di sesso e di come sia cambiato il modo in cui ne parliamo rispetto a 50 anni fa: quando per la prima volta, coraggiosamente, qualcuno chiese alle italiane e agli italiani che rapporto avevano loro con quella cosa lì di cui era meglio non parlare in pubblico. Si parte da un vecchio libro ritrovato, pieno di storie che dicono molto di come eravamo, e si arriva a un altro libro che, forse, ci dice come saremo.

Sono questi gli argomenti del quinto episodio de il Postcast, il podcast del Post, le cui prime otto puntate saranno sperimentali, per vedere l’effetto che fa. Puoi ascoltare questo episodio su Apple Podcasts o cliccando sul visore di Spreaker qui sotto. E ancora attraverso le app più diffuse per ascoltare i podcast Pocket Casts, Radio Public, Acast).

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