BASKET CLASSICO
Milano, Esposito e la conquista dell’America

Nell’ottobre del 1987, l’invincibile armata del basket italiano, l’Olimpia Milano allora sponsorizzata Tracer, che aveva da poco conquistato tutti e quattro i trofei nazionali e internazionali della stagione, viene invitata al primo torneo ufficiale tra franchigie NBA e squadre del resto del Mondo, il McDonald’s Open di Milwaukee. Per molti italiani, la storica sfida tra la Milano di Dino Meneghin, guidata in panchina da Franco Casalini, e i Milwaukee Bucks è semplicemente un’amichevole, ma non per i giocatori americani della Tracer – soprattutto Bob McAdoo – che vogliono dimostrare di poter ancora competere con i colleghi del campionato più bello e ricco del mondo.

Da quella partita, il muro tra dilettanti e professionisti, eretto agli albori del gioco, comincia a crollare: cinque anni più tardi, ai giocatori della NBA sarà consentito di partecipare all’Olimpiade di Barcellona con il famoso Dream Team, e anche gli italiani potranno finalmente tentare la fortuna dall’altra parte dell’oceano senza più paura di ritorsioni da parte della federazione nazionale. I primi due pionieri si chiamano Stefano Rusconi e Enzo Esposito: per il primo l’esperienza americana dura pochi attimi, Esposito invece convince sulle sue qualità la squadra che lo ha preso, i Toronto Raptors.

Siamo arrivati così al 1995: dalla prima esibizione degli Harlem Globetrotters a Milano al debutto di un italiano tra i pro’ sono passati 45 anni, e quello che è successo in mezzo è la storia, spesso dimenticata o sconosciuta, che Basket Classico ha raccontato nelle otto puntate della prima stagione che si conclude qui.

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