Una mattina, all’improvviso, scoprite di non poter più andare al lavoro perché la vostra scrivania non esiste più, o che le vostre figlie devono smettere per legge di andare a scuola a 12 anni. È quello che è successo a tutte le donne dell’Afghanistan dal 2021, da quando cioè i Talebani hanno ripreso il potere. Oggi si può ancora fare le dottoresse o le infermiere, ma non lo si può più diventare, perché le porte dell’università, per le donne, si sono chiuse anche per le facoltà di Medicina, oltre che per tutte le altre. E quelle che resistono sono sempre di meno, rendendo praticamente impossibile un’assistenza sanitaria già al collasso.
In sei episodi, ogni venerdì, a partire dal 10 ottobre, Laura Cappon racconta in presa diretta questa emergenza dentro l’emergenza, in un Paese dimenticato dopo venti anni di guerra e il ritiro degli Stati Uniti e dei Paesi alleati, tra i quali l’Italia.
Tutti gli episodi

1. Apartheid di genere
Le donne sono quelle che pagano il prezzo più caro del crollo del sistema sanitario in Afghanistan. I divieti imposti sull’istruzione e sulla formazione dal governo dei Talebani hanno provocato una fuga di dottoresse dal Paese. Alcune di loro, però, hanno deciso di rimanere. Come Jamila, che lavora tra le

2. Esempi di vita
Nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Emergency di Kabul sta per avvenire il cambio turno per i medici in attività. È il momento, quindi, di incontrare Sakina, una giovane dottoressa di 29 anni che è riuscita a laurearsi poco prima che arrivassero i Talebani e bloccassero università e scuole di

3. Sogni infranti a Lashkar Gah
Dopo aver ripreso il potere, i Talebani hanno vietato anche gli esami per l’esercizio della professione. Così, tremila donne laureate in medicina non sono mai riuscite a ottenere l’abilitazione. Anisa è una di loro. Ha 29 anni e non potendo lavorare come medico fa l’assistente sanitaria nell’ospedale di Emergency di

4. Studiare ancora, nonostante tutto
A dicembre del 2024 i Talebani hanno chiuso anche le scuole di specializzazione per infermiere e ostetriche. Ma per le donne che non hanno alcuna intenzione di rassegnarsi resta un piccolo spiraglio: i corsi offerti dalle organizzazioni umanitarie che ancora, in piccoli numeri e con fatica, formano nuove figure sanitarie.

5. Partorire sotto i Talebani
Shirin è la primaria di Ginecologia dell’ospedale Emergency di Anabah, nella provincia del Panshir. Ha deciso di rimanere nel Paese nonostante il ritorno al potere dei Talebani, e ha una missione fondamentale: far partorire le donne in sicurezza. In Afghanistan, infatti, di parto si muore ancora moltissimo. Secondo l’Organizzazione Mondiale

6. Le ragazze di domani
Mina ha 35 anni, fa l’ostetrica ed è la responsabile del Pronto soccorso ginecologico dell’ospedale Emergency di Anabah, nella provincia del Panshir. Racconta la sfida quotidiana di dover curare le madri e le partorienti in un contesto nel quale la questione dell’accesso alle cure si intreccia con un’altra emergenza: la

1. Il museo vivente
La città più antica del mondo vive nel presente e parla al futuro. Il clamoroso “effetto Pompei”, che ha portato il Parco Archeologico quasi a raddoppiare i visitatori nel giro di pochi anni sfiorando i 4 milioni nel 2019, è frutto di uno dei più ambiziosi interventi mai visti in

2. Vivere a Pompei: dall’arte allo street food
Oltre a essere un museo a cielo aperto, Pompei è la maggiore fonte di informazioni sulla vita quotidiana degli antichi romani. E ogni nuovo ritrovamento, come in un puzzle, compone un’immagine in perenne mutamento e regala sorprese incredibili e affascinanti.

3. Cinquantamila volte Hiroshima
Vivere sotto la minaccia di una catastrofe, oggi come ieri. Senza saperlo, come accadde agli abitanti di Pompei nel primo secolo dopo Cristo, oppure essendone perfettamente consapevoli, com’è attualmente per i 700.000 abitanti dei sette Comuni della vasta area vesuviana che vivono attorno al vulcano.

4. I volti della ricerca
La storia di Pompei è anche la storia epica degli scavi, iniziati nel 1748 sotto Re Carlo III di Borbone e tuttora in corso, e con la prospettiva di altri importanti ritrovamenti nei 22 ettari ancora da scoprire. In questo quarto episodio di Pompei. La città viva raccontiamo il romanzo

5. La città dell’amore
Uno dei ritrovamenti più recenti tra gli scavi del Parco Archeologico di Pompei è anche il più affascinante: un piccolo, delicatissimo affresco, sulla parete di una ricca domus, che ritrae Leda sedotta da Zeus. Per poterla avvicinare, il dio ha assunto l’aspetto di un cigno e si protende verso di

6. Dal Grand Tour a Lonely Planet
La scoperta di Pompei, a metà del Settecento, è una vera rivoluzione, che sposta il baricentro dell’attenzione verso Sud. L’apertura degli scavi fa cambiare le rotte del Grand Tour europeo e creano l’idea moderna di turismo, per cui a Pompei arrivano in visita intellettuali e grandi artisti: da Winckelmann a


