Jan van Eyck è stato qui

Comincia, in collaborazione con Visitflanders, un vero e proprio viaggio nelle Fiandre… a occhi chiusi. Si intitola Jan van Eyck è stato qui ed è un podcast in sei episodi per conoscere i luoghi dell’arte di uno dei grandi maestri della pittura fiamminga, che ha rivoluzionato l’arte del Medioevo, lasciando una traccia profonda anche su quella del Rinascimento.

Alla figura di Van Eyck, per alcuni versi misteriosa, è stato dedicato il 2020: a Ghent e a Bruges, due delle principali città delle Fiandre, si sarebbero dovuti svolgere eventi e mostre per celebrarne l’eredità. A causa della pandemia, però, la maggior parte delle iniziative è stata sospesa, e qui siamo entrati in gioco noi, con questa serie davvero particolare rispetto alle produzioni di Piano P che avete imparato a conoscere.

Lo confessiamo: siamo molto legati a questo nuovo progetto. Un po’ perché in questo periodo così difficile, in cui la prospettiva di mettersi in viaggio è sempre più lontana, crediamo sia importante continuare a muoversi, almeno con la fantasia. Un po’ perché, appunto, Jan van Eyck è stato qui è un prodotto diverso da tutti gli altri, una vera eccezione.

Come ascolterete dalla prima puntata, ci siamo divertiti a dare voce ai personaggi di alcuni dei celebri ritratti di Van Eyck, con la lettura di Elena Scalet e la partecipazione di attori e speaker professionisti come Gianluca Iacono, Tamara Fagnocchi e Dario Sansalone. Abbiamo giocato con la finzione, intrecciandola alla realtà: tra dialoghi immaginari, interviste a esperti d’arte, documentazioni e racconti, abbiamo tracciato i contorni di un territorio straordinario e ricco di talenti. Ne è venuto fuori un podcast che difficilmente può essere incasellato in un genere preciso: ci piace vederlo a metà tra l’audiodramma e l’audiodocumentario, un mix di fiction e reportage il cui obiettivo finale è quello di portarvi proprio lì, in quei magnifici posti, per farvi vedere, per ora con gli occhi dell’immaginazione, alcuni dei dipinti esposti nei musei delle Fiandre, e soprattutto le bellezze di quella regione.

Ci siamo soffermati sulla storia dell’arte, sulle pennellate dei pittori fiamminghi, ma anche sui murales che oggi colorano i muri di Ghent, dove si è tenuta una mostra antologica senza precedenti dedicata a Jan van Eyck. Abbiamo fatto un giro per le strade di Bruges fiancheggiate dai canali e ci siamo seduti nelle piazze più suggestive, per brindare con un boccale di birra e assaggiare un tipico waffle fiammingo. Insomma, lavorare a questo podcast, per noi, è stato un bellissimo viaggio nella cultura e nell’arte di una regione piena di storia. E come ogni cosa bella, ci piace condividerla con voi.

I sei episodi sono già tutti disponibili. Per cominciare ad ascoltarli cliccate sui player qui sotto oppure iscrivetevi alla serie sulle principali app:

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1. L’UOMO CON IL TURBANTE ROSSO
Si dice che dietro il ritratto dell’Uomo con turbante rosso di Jan van Eyck si nasconda proprio l’autoritratto dell’artista, a cui le Fiandre dedicano l’intero 2020. È lui la guida (e la voce) d’eccellenza che nel primo episodio di questo podcast ci porta alla scoperta di uno dei dipinti più famosi e della biografia del pittore fiammingo che nel tardo Medioevo ebbe un legame particolare con le città di Bruges e Ghent.
Maestro nell’arte della miniatura – che apprese insieme al fratello Hubert – a capo di una numerosa bottega di artisti, importante pittore di corte per Filippo Il Buono: Van Eyck era un artista a tutto tondo. E nei suoi viaggi diplomatici in giro per l’Europa seppe trarre ispirazione da ciò che vedeva e poi trasformarlo in arte. Come nella missione del 1428 in Portogallo, dove era stato inviato per ritrarre Isabella, la futura sposa di Filippo che il duca di Borgogna non aveva mai visto: era stata molto utile la versione medievale di una polaroid che Van Eyck fece spedire per terra e per mare.

2. BRUGES, I MERCANTI E GLI AFFARI
La città di Bruges è stata per Jan van Eyck la culla della sua arte e della sua creatività. Del resto, durante il Medioevo questo gioiello fiammingo era una delle capitali dell’economia e della cultura del Nord. Il suo nome significa “pontile” ed è indubbio il suo legame con l’acqua: Bruges è interamente attraversata da canali che la rendevano una delle città mercantili più importanti della regione.
Crocevia di commerci importanti, è stato il luogo in cui è nata la prima Borsa valori. Qui arrivavano mercanti, soprattutto italiani, per scambiare tessuti preziosi e cibi esotici. Di tutto questo sono tuttora visibili alcune tracce meravigliose: per le strade della città si ammirano stili architettonici diversi a pochi passi l’uno dall’altro, musei ricchi di storia e monasteri con vaste collezioni di libri antichi. Anche per questo, Bruges è stata nominata Patrimonio dell’Unesco.
Per Jan van Eyck, però, Bruges è stata soprattutto la città degli affetti. Ed è proprio la moglie del grande pittore fiammingo, Margaret – il cui ritratto è conservato al Museo Groeninge – a farci da guida in questo episodio. Nel quale ci sarà tempo anche per un buon boccale di birra.

3. NELLE FIANDRE, CONTROMANO
I più importanti dipinti di Jan van Eyck sono tornati per alcune settimane a Ghent. In occasione della mostra “An optical revolution” all’MSK, il Museo delle Belle Arti, oltre metà delle opere del grande pittore fiammingo del Medioevo si sono ritrovate tutte insieme, come per una grande festa.
In che cosa consiste la “rivoluzione nel vedere” che ha dato il titolo alla mostra? Nel perfezionamento della tecnica di pittura a olio, per esempio, come nella resa dei dettagli e nell’attenzione naturalistica. E le undici opere originali esposte a Ghent – dai ritratti di ricchi borghesi del tempo ai pannelli esterni dello stupendo Polittico dell’Agnello Mistico, l’opera principale del maestro fiammingo – ne sono straordinarie testimonianze.
Ma nel loro viaggio di ritorno, che cos’hanno trovato in città i personaggi dei ritratti, a cui abbiamo idealmente ridato voce e vita in queste episodio? Tra monumentali opere di street art, tour dei “sette sensi” e un’antica tradizione gastronomica, Ghent è una delle città di riferimento per chi ha inserito le Fiandre tra le prossime destinazioni, soprattutto se si ama la bicicletta.

4. I COLORI E I SUONI DI VAN EYCK
Quando ci si trova davanti al Polittico dell’Adorazione dell’Agnello Mistico si rischia di essere colti da una particolare “Sindrome di… Van Eyck”. Il capolavoro del maestro fiammingo si potrà presto ammirare in una cappella dietro l’abside della cattedrale di San Bavone, a Ghent, collegata a un nuovo Art Visitors Center in cui si entrerà letteralmente dentro l’opera, grazie alla realtà aumentata.
A guidarci idealmente in questo episodio è Hubert van Eyck, fratello maggiore di Jan. Di lui si sa poco, se non che fu il primo a lavorare a quella straordinaria pala d’altare. Come straordinario è stato il restauro degli esperti dell’Istituto Reale per la tutela del patrimonio culturale del Belgio, sostenuto da una commissione internazionale di studiosi.
Il loro lavoro ha restituito il polittico nella sua veste originaria. Dal recupero delle cornici alla pulizia delle pitture sovrapposte dal Seicento in poi, ogni elemento racconta di un’opera dal passato importante (incluso il miracoloso recupero da parte dei Monuments Men raccontato in un film con George Clooney), che ha ancora qualcosa da dire al nostro presente. E ha svelato alcuni segreti davvero incredibili.

5. IL CIBO DEL MONDO
Che cosa si mangiava nel Medioevo? E che cosa è arrivato fino a noi di una delle più importanti tradizioni alimentari e gastronomiche dell’epoca, come quella fiamminga? C’erano delle belle differenze tra i pasti di un ricco mercante di Bruges e quelli di un uomo comune, a unirli però c’era la passione per le ostriche: erano disponibili così facilmente, a quel tempo, da essere un cibo popolare, soprattutto durante la Quaresima.
Costanza Arnolfini, moglie di Giovanni e protagonista di uno dei ritratti più celebri di Jan van Eyck (esposto ora alla National Gallery di Londra), ci accompagna tra le tavole di borghesi e popolani: più si era in alto nella scala sociale e più si mangiava ciò che stava in alto, come volatili e frutta; mentre chi stava “in basso” mangiava carne di maiale e cereali. Una vera e propria ideologia delle differenze, che si vedeva anche nel bere; ai ricchi il vino, ai meno abbienti la birra.
E oggi come mangiano i fiamminghi? Abbandonate le distinzioni sociali, il Belgio è uno dei territori più ricchi di chef stellati (soprattutto under 35) che con la loro cucina rielaborano la tradizione con tocchi esotici.

6. LA SCUOLA FIAMMINGA
Nell’arte, come in altri ambiti della vita, si procede spesso per convenzioni. Jan van Eyck, ad esempio, è considerato dagli storici uno dei grandi maestri della pittura fiamminga e i suoi dipinti sono tra i maggiori capolavori dell’arte occidentale del tardo Medioevo. Ma in che modo si può misurare questa grandezza? Attraverso le influenze che ha lasciato in chi è venuto dopo di lui.
Partendo dal suo quasi contemporaneo Hans Memling, maestro della pittura concettuale, passando per Bruegel il Vecchio con i suoi ritratti grotteschi e satirici della vita reale, per arrivare a Rubens, capofila dell’arte barocca e debitore nei confronti di Van Eyck nell’utilizzo della luce, scopriremo altri angoli delle Fiandre e altre tradizioni locali tutte da raccontare.
Accompagnati di nuovo dalle voci di Jan van Eyck e della moglie Margaret, viaggeremo verso Mechelen, ieri città del futuro e patria dei carillon; Anversa, sede della corporazione di San Luca e centro di riferimento per gli artisti del tempo; e Lovanio, con la sua tradizione universitaria e uno dei più affascinanti villaggi occupati dalle beghine. Uno sguardo sul vasto panorama della cultura e del territorio delle Fiande, per congedarci da una regione e da un’arte che hanno lasciato, e lasceranno, traccia nel tempo.